Angelo Pasi dona un cavallo alla fondazione in memoria della moglie

Nei giorni scorsi il benefattore Angelo Pasi ha donato un giovane cavallo bianco di razza purosangue arabo alla Fondazione Fevoss Santa Toscana per finanziarne i progetti, in particolare quello del nascente Bazar Solidale di via Marconi 21, che sarà inaugurato il 4 ottobre 2019. Un gesto che per Pasi significa molto, in quanto ricordo della moglie Carla Guglielmi, grande appassionata di cavalli, scomparsa nel 2016.

Già l’anno scorso Pasi, assieme alla Fondazione Fevoss Santa Toscana, aveva lanciato la prima edizione del Premio Carla Guglielmi, bando con il quale si vuole premiare la miglior tesi di laurea o dottorato sul tema della terapia effettuata con il cavallo per migliorare lo stato di salute psicofisica di una persona.

Quest’anno, oltre a proseguire con la seconda edizione del Premio (la premiazione si svolgerà in occasione di Fieracavalli dal 7 al 10 novembre), Pasi ha voluto sostenere la fondazione donando il ricavato dalla vendita di un suo cavallo, simbolo del suo ricordo più delicato.

«Quella per i cavalli è una passione che condividevo con Carla – ha detto Angelo Pasi –, andavamo a fare le passeggiate a cavallo insieme, avevamo un allevamento nella nostra casa in campagna. Ma lei amava anche tutti gli altri animali, come i cani e i gatti. Quando ci siamo sposati, il 22 agosto del 1987, lei è arrivata alla chiesa con una carrozza trainata da due cavalli.»

Quello di Angelo è un gesto che rientra a pieno nel concetto di dono, proprio della Fondazione, secondo il presidente Alfredo Dal Corso, grande amico di infanzia di Angelo Pasi.

«Il dono è qualcosa che appartiene alla tua storia – ha detto Dal Corso – e per Angelo Pasi il cavallo è un modo per ricordare la moglie, Carla Guglielmi, donna sensibile, innamorata della vita, della natura e degli animali. Quindi grazie ad Angelo per aver donato una parte di sè, un prezioso aiuto per realizzare il progetto della Fondazione del Bazar Solidale. Iniziativa che aiuterà le persone in difficoltà, rimaste quindi senza lavoro o emarginate dalla società, per offrire loro un’opportunità di riscatto.» E conclude: «Questo può essere un esempio per chiunque voglia donare e aiutare il progetto nascente del Bazar.»

 

 

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