Da residenza di mafiosi a luogo di rinascita per famiglie in difficoltà: al via un progetto di Fondazione Fevoss Santa Toscana, Av.Es. e Comune di Verona per l’emergenza abitativa

Un appartamento confiscato alla criminalità organizzata sarà messo a disposizione di cittadini che, anche a causa del Covid, hanno perso tutto dopo aver subito uno sfratto o il pignoramento della casa

Verona, 31 luglio 2020. Un immobile confiscato alle mafie diventa luogo di rinascita per i cosiddetti debitori esecutati: persone e famiglie, cioè, che hanno perso tutto dopo aver subito un’ordinanza di sfratto o il pignoramento della casa. Per loro la seconda occasione comincerà da Piazza dei Caduti, 26 a Santa Lucia. Qui, infatti, sorge l’appartamento che il Comune di Verona ha di recente ricevuto dall’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati (Anbsc) e che, a seguito di regolare bando, ha rimesso a disposizione della collettività per finalità sociali (come previsto dal codice antimafia) assegnandolo in comodato d’uso gratuito alla Fondazione Fevoss Santa Toscana, impresa sociale nata nell’alveo dell’omonima associazione di volontariato, con la sua storia ultratrentennale nell’assistenza alla persona. Ed è stata proprio questa a convincere l’assessorato al Patrimonio del Comune e l’intera Giunta comunale a fronte di cinque soggetti partecipanti al bando, insieme alla bontà del progetto che la Fondazione ha messo in piedi con l’associazione Av.Es., (Avvocati Veronesi per le Esecuzioni).

«Con questi professionisti, che svolgono incarichi di custode giudiziario nelle procedure esecutive immobiliari al Tribunale di Verona, avevamo già in essere da un anno una convenzione in base alla quale i nostri collaboratori si sono messi a disposizione per sgomberare, dagli immobili oggetto di procedura esecutiva, quei beni mobili, come gli arredi, abbandonati dal debitore esecutato e destinati allo smaltimento e che, invece, hanno potuto trovare nuova vita all’interno delle attività della Fondazione come il Bazar solidale», spiega il presidente di Fondazione Fevoss Santa Toscana, Alfredo Dal Corso, durante il sopralluogo effettuato oggi nella casa. «Da lì ad impegnarci per aiutare e accogliere anche le persone coinvolte il passo è stato breve».

La casa in piazza dei Caduti a Verona

Saranno dunque gli avvocati di Av.Es. a segnalare al Comune e a Fondazione Fevoss Santa Toscana i casi più delicati nei confronti dei quali intervenire. «Tra chi ha perso la propria abitazione a seguito di una procedura esecutiva, ci concentreremo sulle persone più indigenti e meritevoli, che si trovano in questa situazione in maniera assolutamente incolpevole», conferma il presidente di Av.Es., Francesco Ferrarese. «I componenti della nostra associazione si trovano ad affrontare numerosi casi del genere ogni anno: padri di famiglia che perdono il lavoro, madri single con figli minori a carico, che non riescono più a pagare le rate di un mutuo o l’affitto e subiscono il pignoramento dell’immobile o lo sfratto».

«Questo progetto assume un valore particolare perché raggiunge insieme due obiettivi su cui l’Amministrazione è costantemente impegnata», afferma il sindaco di Verona Federico Sboarina. «La lotta alla mafia e alla criminalità organizzata, un sistema che a Verona non deve esistere, e l’attenzione verso le persone bisognose, che non devono sentirsi sole. La pandemia ci lascia in eredità un’emergenza economico-sociale che diventa prioritaria, perché vissuta da tanti veronesi che prima vivevano del loro lavoro e, nei mesi scorsi, non riuscivano nemmeno a fare la spesa. Continuiamo a lavorare per non lasciare indietro nessuno, con tutti i mezzi a disposizione», aggiunge il primo cittadino. «Uno sforzo che viene ripagato da situazioni come questa, dove il risultato è frutto della sinergia tra enti e associazioni del territorio accomunati dalle stesse priorità. Manca poco per rendere abitabili ed accoglienti queste stanze, sono certo che ancora una volta i veronesi sapranno dimostrare la grande generosità che li contraddistingue».

Che il fenomeno di sfratti e pignoramenti si sia acuito negli ultimi mesi anche a Verona a causa dell’emergenza Covid, che ha messo in ginocchio molte attività economiche della città, lo conferma l’assessore comunale al Patrimonio e all’Anticorruzione Edi Maria Neri, i cui uffici hanno trasferito l’appartamento alla Fondazione Fevoss Santa Toscana in tempi record. «Basti pensare», dice, «che oltre il 70 per cento dei buoni spesa distribuiti dal Comune è andato a persone che prima della pandemia erano sconosciute ai Servizi sociali. Dopo che un primo immobile oggetto di confisca, pari a 160 metri quadrati in piazza Renato Simoni, è già stato messo a disposizione dei Servizi sociali del Comune, che lo gestiranno direttamente, l’Amministrazione ha subito pensato a quest’altro spazio di 75 metri quadri per dare immediato sostegno abitativo alle persone in difficoltà grazie al progetto pensato da Fondazione Fevoss e Av.Es.».

L’immobile, che apparteneva a un veronese di 64 anni condannato nel 2017 a sei anni e mezzo per usura e tentata estorsione e con precedenti per reati analoghi, può ospitare fino a due piccoli nuclei familiari e sarà dunque offerto come alloggio temporaneo, nell’attesa che le persone possano trovare una sistemazione definitiva. Ma prima necessita urgentemente di alcuni interventi di ristrutturazione e adeguamento per renderlo più accogliente e dignitoso. «Un rivenditore si è già fatto avanti per offrire nuovi sanitari, una piccola azienda edile farà la sua parte per eseguire i lavori. Rimarrebbero gli infissi da sostituire, un boiler elettrico per il bagno, i rivestimenti della zona cottura, le pareti da tinteggiare, i mobili per allestirlo», conclude Dal Corso che, forte del Bazar solidale realizzato dalla Fondazione lo scorso ottobre in via Marconi, ha testato in prima persona la generosità dei veronesi. «Ora sogno che altri possano aiutarci con una donazione per dare senso a questa bella iniziativa, in un’ottica di economia circolare. Aiutando le famiglie in difficoltà, consentiamo anche a piccole realtà economiche locali, in crisi a causa della pandemia, di rimettersi in carreggiata. Il nostro obiettivo è partire quanto prima con i lavori per poter accogliere le prime famiglie entro la fine dell’anno».

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